Voglio la tetta
Una vecchia conoscenza è tornata nei messaggi. Pensavo di trovare una storia. Ho trovato un vuoto.
Cosa dire a chi ha perso una moglie e una figlia- nel senso che non le vede più-, ma nonostante tutto riesce a pensare solo a una cosa?
Il mio primo istinto urla di spargere comprensione e abbracci accoglienti dappertutto, ma forse capire davvero le persone significa anche accettare che non tutti sono capaci della stessa profondità emotiva.
Mi ha riscritto “il fiorentino”, un vecchio sugar daddy wannabe il cui unico tentativo di prendersi una baby fatta come si deve era finito in un silenzioso disastro. Ma quella storia ve la racconteremo nel libro che stiamo scrivendo.
Voglio provare a mettere da parte le emozioni, limitarmi ai fatti. Quindi partiamo dalla verità: perché gli ho risposto? Perché il profumo di una buona storia lo si sente a distanza, e avevo voglia di scrivere. Anche se non mi sarei mai aspettata che la conversazione prendesse una piega del genere. Tanto in fretta poi…
Fai ancora nudismo? Sempre con lui? Ma anche con altri?
Io mi sono separato nel frattempo.
Con la scusa della figlia, lei voleva prendermi la casa.
Sì, abbiamo avuto anche una figlia.
È cambiata molto con la gravidanza.
Aveva più voglia e si è riscritta al sito. Io la aiutavo con i bimbi.
E poi?
Poi ha ricevuto dei soldi dal suo ex in Russia ed è andata da lui.
È rimasta coinvolta nella guerra, mi ha lasciato la bimba per un mese prima di riprendersela. (foto di lei con volto e tiralatte, foto di lei con i capezzoli martoriati per aver tirato).
Attirava moltissimo.
Ho deciso di sorvolare sulle foto intime mandate senza consenso. Uno scemo intelligente avrebbe capito il messaggio implicito.
Ora come ti senti?
Un po’ giù, mi manca il suo seno. Pensa che mi allattava pure. Hai visto le foto?
Il mio cervello è andato in modalità congelamento per un istante.
Ho allattato il mio primo “fidanzato serio” da giovanissima, forse 14 anni. Un fenomeno durato qualche mese al quale, dopo anni di paranoie, ho trovato un nome: galattorrea giovanile. Ormoni impazziti, a farla breve.
Ricordo tutto di quella relazione. Tutti i lati tossici e i momenti in cui entrambi trovavamo conforto e protezione. Ricordo quanto fossimo dipendenti dalla distruzione che l’altro ci causava e quanto fossimo teneri nel baciarci le ferite subito dopo. Due ragazzini scottati dalla vita, abituati a emozioni così forti da pensare che l’amore vero fosse quello tragico dei drammi letterari. Ricordo anche il suo volto deluso quando, improvvisa com’era iniziata, quella tempesta ormonale è finita, lasciandolo all’asciutto senza nemmeno la possibilità di un ultimo saluto.
Ci ha provato a lungo anche dopo, sempre in cerca, sempre in attesa, sempre speranzoso, mai davvero rassegnato. Io che non mi capivo, che avevo paura di quello che avrebbe potuto significare. Io che non ne avrei parlato mai con nessuno. Ma comunque desiderosa di soddisfarlo e triste di quello che vivevo come un mio fallimento. È un aspetto che mi turbava sotto diversi punti e mi ha turbato ancora quando il fiorentino lo ha tirato fuori di nuovo, ma in qualche modo, tra questi messaggi, non mi sembrava nemmeno la cosa più importante.
Certo, le ho viste. Ma ho immaginato fossero foto private.
Non abbiamo avuto modo di conoscerci davvero, ma sono particolarmente cagacazzi quando si parla dell’invasione della privacy altrui. Penso di potermi fidare di te.
O sbaglio?
La mossa del playboy da dark romance mi mancava. Fiducia totale e incondizionata verso una sconosciuta che hai sedotto mezza volta.
Mandassi in giro una foto mia senza il mio consenso mi arrabbierei molto. No. Non lo farei mai.
Voglio fare finta di credergli. Facciamo finta che per un attimo io possa cedere al fascino del cavaliere oscuro e bermi le sue parole come uno shot di tequila. Se è così galantuomo da proteggere la privacy di una persona che non sente e non vede da anni, cosa potrebbe aver mai fatto di così terribile la madre di sua figlia?
Per migliorare la situazione mi ha mandato foto sue con la bimba, seguite da foto sue a torso nudo, seguite da foto con la bimba da sola.
Non era il tipo di racconto che volevo scrivere. Immaginavo di poter conoscere e raccontare la storia di una coppia che nonostante i figli aveva deciso di rimanere libertina. Speravo di raccogliere qualche scorcio del futuro che potrei avere con Carlo.
Spesso si impara di più da una storia finita che dal racconto di una favola, ed ero assetata di conoscere me stessa attraverso di loro.
Forse avrei anche provato a consolarlo per la rottura, nonostante non avessimo mai costruito un vero rapporto. Non so cosa avrei fatto, conosco solo il vuoto che ora mi lascia dentro. Non rabbia — la rabbia è per quello che non si riesce a spiegare. Proprio vuoto, perché caro Fiorentino, alla fine, se avendo perso tua moglie e tua figlia l’unica mancanza che senti è quella di un paio di zizze, forse non te la stai passando poi così male.
CTA: Se volete capire da dove nasce Sugar, forse bisogna partire anche da uomini così. Non dai mostri. Dai vuoti. Da quelli degli altri, certo. Ma anche dai nostri, che il nostro incontro ci ha costretto a guardare.
Originale
Cosa dire a chi ha perso una moglie e una figlia, ma nonostante tutto riesce a pensare solo a una cosa?
Il mio primo istinto urla di spargere comprensione e abbracci accoglienti dappertutto, ma forse capire davvero le persone significa anche accettare il fatto che non tutti sono capaci della stessa profondità emotiva.
Mi ha riscritto (nome che ho dato in sugar al fiorentino), un vecchio sugar daddy wannabe il cui unico tentativo di prendersi una baby fatta come si deve (io) è finito in un silenzioso disastro. Ma quella storia ve la racconteremo all’interno del nostro libro.
Voglio provare a mettere da parte le emozioni, limitarmi ai fatti. Quindi partiamo dalla verità: perché gli ho risposto? Perché il profumo di una buona storia lo si sente a distanza, e avevo veramente voglia di scrivere. Anche se non mi sarei mai aspettata che la conversazione prendesse una piega del genere. Tanto in fretta poi…
Fai ancora nudismo? Sempre con lui? Ma anche con altri?
Io mi sono separato nel frattempo. Con la scusa della figlia, lei voleva prendermi la casa.
Si, abbiamo anche avuto una figlia.
È cambiata molto con la gravidanza. Aveva più voglia e si è riscritta al sito (inteso, quello di sugar dating, lo stesso dove ci siamo conosciuti). Io la aiutavo con i bimbi.
E poi?
Poi ha ricevuto dei soldi dal suo ex in Russia ed è andata da lui.
È rimasta coinvolta nella guerra, mi ha lasciato la bimba per un mese prima di riprendersela.
(foto di lei con volto e tiralatte, foto di lei con i capezzoli martoriati per aver tirato).
Attirava moltissimo.
Ho deciso di sorvolare sulle foto intime mandate senza consenso. Uno scemo intelligente avrebbe capito il messaggio implicito.
Ora come ti senti?
Un po’giù, mi manca il suo seno. Pensa che mi allattava pure.
Hai visto le foto?
Il mio cervello è andato in modalità congelamento per un istante.
La parte dell’allattamento può aver turbato molti. È eccitante? È etico? È solo cibo? È un tabù? Freud, ti vuoi esprimere tu?
Ho allattato il mio primo “fidanzato serio” da giovanissima, forse 14 anni. Un fenomeno durato qualche mese che, dopo anni di paranoie nascoste, chatgpt mi ha aiutato a classificare come galattorrea giovanile. Ormoni impazziti a farla breve.
Ricordo tutto di quella relazione. Tutti i lati tossici e quelli in cui entrambi trovavamo conforto e protezione.
Ricordo quanto fossimo dipendenti dalla distruzione che l’altro ci causava e quanto fossimo teneri nel baciarci le ferite subito dopo. Due ragazzini scottati dalla vita, abituati ad emozioni così forti da pensare che l’amore vero fosse quello tragico dei Cyrano, delle Giuliette e delle Ginevre.
Ricordo anche il suo volto deluso quando, improvvisa com’era iniziata, quella tempesta ormonale è finita, lasciandolo all’asciutto senza nemmeno la possibilità di un ultimo saluto.
Ci ha provato a lungo anche dopo, sempre in cerca, sempre in attesa, sempre speranzoso, mai veramente rassegnato.
Io che non mi capivo, che avevo paura di quello che avrebbe potuto significare. Io che non ne avrei parlato mai con nessuno. Ma comunque desiderosa di soddisfarlo e triste di quello che vivevo come un mio fallimento.
È un aspetto che mi turbava sotto diversi punti e mi ha turbato ancora quando il fiorentino lo ha tirato di nuovo fuori, ma in qualche modo tra questi messaggi non mi sembrava nemmeno la cosa più importante.
Certo, le ho viste. Ma ho immaginato fossero foto private.
Non abbiamo avuto modo di conoscerci davvero, ma sono particolarmente cagacazzi quando si parla dell’invasione della privacy altrui.
Penso di potermi fidare di te.
O sbaglio?
Oooh la mossa del playboy da dark romance mi mancava. Fiducia totale e incondizionata verso una sconosciuta che hai sedotto mezza volta.
Mandassi in giro una foto mia senza il mio consenso mi arrabbierei molto
No. Non lo farei mai
Voglio fare finta di credergli. Facciamo finta che per un attimo io possa cedere al fascino del cavaliere oscuro e bermi le sue parole come uno shot di tequila. Se è così galantuomo da proteggere la privacy di una persona che non sente e non vede da anni, cosa potrebbe aver mai fatto di così terribile la madre di sua figlia?
Per migliorare la situazione mi ha mandato foto sue con la bimba, seguite da foto sue a torso nudo, seguite da foto con la bimba da sola.
Non era il tipo di racconto che volevo scrivere. Immaginavo di poter conoscere e raccontare la storia di una coppia che nonostante i figli aveva deciso di rimanere libertina. Speravo magari di raccogliere qualche scorcio del futuro che potrei avere con Carlo.
Spesso si impara di più da una storia finita che dal racconto di una favola, ed ero assetata di conoscere me stessa attraverso di loro.
Forse avrei anche provato a consolarlo per la rottura nonostante non avessimo mai costruito un vero rapporto.
Non so cosa avrei fatto, conosco solo il vuoto che ora mi lascia dentro.
Non rabbia, la rabbia è per quello che non si riesce a spiegare.
Proprio vuoto, perché caro (nome) alla fine se avendo perso tua moglie (e tua figlia) l’unica mancanze che senti è quella di un paio di zizze, forse non te la stai passando poi così male.