Uncategorized · 18 Agosto 2026 · 3 min

Verguenza!!!

“Verguenza!!!”

Ce lo ha gridato almeno in un paio di occasioni la nostra dirimpettaia peruviana del quinto piano.

Che poi “dirimpettaia” è parola grossa e concetto esteso: da una parte all’altra della strada, da un balcone all’altro, ci saranno almeno quarantacinque metri e noi siamo un piano più su.

Cioè: se ci vedi, in qualche modo, è proprio perché ci vuoi vedere.

E cosa vede la nostra moralizzatrice del quito piano, mentre ci invita a vergognarci?

Nulla che non abbia mai visto prima: un maschio e una femmina nudi. A volte neanche completamente.

Nudi e basta.

Non in pose particolari. Non in atteggiamenti studiati. Non dentro una scena.

Gente che dopo la doccia, o mentre si spoglia, resta nuda per qualche minuto.

Nessuna intenzione, nessuna provocazione, zero intimità offerta: solo vita quotidiana.

Eppure dovremmo vergognarci.

Si capisce, allora, perché esistono gli esibizionisti. E perché esiste l’esibizione.

La nudità è ancora peccato. O almeno imbarazzo.

E quindi piacere.

Per chi è guardato e per chi guarda.

Figuriamoci se poi quel corpo fa sesso…

Nel nostro caso, le cose funzionano così.

Karlo non ha nessuna vergogna del suo corpo, ma neanche nessun orgoglio. Anzi: non si piace e, se dovesse obbedire ai giudizi estetici attesi, probabilmente si nasconderebbe.

Solo che se ne fotte.

Se ne fotte di dare scandalo. Se ne fotte di non piacere. E se ne fotterebbe, al contrario, anche di piacere.

“Se mi vedi nudo da casa tua è perché stai guardando nella mia. Cazzi tuoi se quello che vedi ti offende.”

Questa è la sua posizione, abbastanza intransigente e abbastanza insopportabile.

L’esibizionismo, però, è una relazione. Non riguarda solo il corpo e non riguarda solo il sesso.

Chi guarda può sempre negarla. Può non instaurarla.

Girare per il centro di Milano con una Porsche 911 GT3 RS come lo chiamate?

Non ha nulla, apparentemente, a che fare con il sesso. Ma è puro mostrare.

Ignorarla – anche se è una macchina bellissima – significa negare al suo possessore la relazione esibizionistica.

Proprio mentre scriviamo queste note, su un regionale che attraversa uliveti e campi di grano del Sud, Karlo ha aperto per sbaglio la porta non assicurata di un bagno e ha visto per un secondo – forse meno – il culo di una signora straniera ignara, che si stava lavando.

Ha girato subito lo sguardo, proferito vari “sorry”, richiuso ed è andato via.

Per pudore. Per rispetto. Per paura di trasformare un incidente in una piccola aggressione, anche solo con gli occhi.

Zero relazione.

La signora non stava esibendo nulla.

E Karlo ha scelto di non fare il voyeur.

Karlo, in sostanza, è zero esibizionista nelle intenzioni. Anche se, di fatto, un po’ lo è.

Perché l’esibizionismo non è solo provocazione. È presenza.

Non sempre nasce dalla sicurezza. Non sempre nasce dal bisogno di conferme.

A volte riguarda solo lo scegliere di essere visti.

E Karlo sceglie di sì, con infantile noncuranza.

Per Francesqa, beh, altra faccenda.

Per lei vale l’aspetto – diciamo così – morboso dell’esibizionismo. Mai fatto caso che certe cose, anche nelle parole, si associano alle malattie?

Per lei vale sentirsi adorare a distanza.

Sapere che qualcuno guarda.

Decidere fino a dove concedersi a quello sguardo.

Il gioco e il controllo insieme.

Fosse per lei, metterebbe i cartelli per tutta Milano. Altro che la sola signora Verguenza del quinto piano come spettatrice.

Le piace essere guardata: nelle forme e nei movimenti. Anche in quelli “osceni” che quelle forme possono compiere.

È una ballerina, del resto. Sa che il corpo parla anche quando tace.

E a Karlo, che voyeur non si definirebbe mai, piace guardarla.

Anche quando è oscena.

Forse soprattutto quando è oscena.

Questo è il nostro punto di incontro: essere, allo stesso tempo, attori e registi. Ma in modo diverso, ognuno a modo suo, ma sempre in maniera congruente.

Il punto vero, come sempre, è scegliere.

Cosa mostrare.

Come.

Quando.

A chi.

Mostrarsi può essere gioco.

Può essere linguaggio, come per gli scatti artistici ai quali ci siamo prestati (link).

Può essere un canale tra chi si espone e chi osserva.

E quando è scelto, diventa piacere.

Che la verguenza, spesso, può solo aumentare.

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