Quando godere è una colpa
Lui la spinge ad andare con un altro, lei rifiuta, resiste, cede e alla fine… le piace. Ora il matrimonio è in forse. essere donna non è mai facile, con certi uomini anche peggio
by Francesqa
C’è una violenza che fa ancora più male di quella fisica.
È di un tipo più sottile, e spesso non se ne accorge né chi la subisce né chi la esercita.
Una follower ci ha scritto diverso tempo fa su Instagram. Forse eravamo appena agli inizi su quella piattaforma. Disorientati, orgogliosi, emotivi, anche un po’ arrabbiati con il mondo.
Ci ha raccontato di aver subito pressioni da parte del marito affinché lei andasse con un altro. Lei regina, riempita dalle attenzioni di un amante prestante, lui organizzatore responsabile di catering, location e invitati, per poi diventare spettatore ammaliato in videochiamata.
Se pensate che ogni donna accetterebbe senza pensarci due volte… beh aspettate di vedere come continua.
Lei ha rifiutato a lungo. Forse per morale, forse per paura, per qualche presentimento che sentiva alla bocca dello stomaco. Non possiamo saperlo.
Ma era pur sempre suo marito… Non è compito di un buon partner fare di tutto pur di vedere l’altro felice?
L’incontro è avvenuto in un hotel, i dettagli li possiamo solo immaginare. Corpi caldi, movimenti lenti, bollicine, tutto secondo copione.
“Lui è stato gentile, mi ha messo da subito a mio agio. Non sapevo se me la sentivo di andare oltre, ma mi ha dato tutto il tempo e ha detto che potevamo anche non fare nulla. Forse è stato proprio questo che mi ha fatto continuare”.
Del marito in videochiamata non ha quasi parlato. Forse troppo presa dal gestire le sue stesse emozioni per dare spazio anche a quelle di una persona fisicamente distante.
Quello che stava facendo la cambiava come persona?
Chi era? Chi stava diventando?
Le stava piacendo?
Non ci ha scritto per raccontarci di un’avventura, ma per condividere qualcosa di molto più profondo: la realtà.
“Tornata a casa mi ha dato della puttana in tutti i modi. Mi ha incolpato perché dice di avermi visto diversa, che con lui non godo mai così e che si vedeva che mi ero proprio lasciata andare”.
È una paura che hanno molte persone quando si pensa di concedere più libertà all’altro: non essere abbastanza, non essere all’altezza, essere sostituito dal nuovo e dal migliore… come se non fosse un rischio sempre presente. E allora o si stringono le catene, o ci si prepara con la difesa “la colpa non è mia, ha solo trovato di meglio”.
Poi c’è chi come questo marito non ci pensa affatto, finché non si avvera tutto e allora non pensa ad altro incessantemente.
“Non posso nemmeno più discutere che si incazza e tira fuori quella serata per tutto. Dice che non mi riconosce più, che non riesce più a starmi vicino, che è colpa mia”.
Come si torna indietro? Non si può. Per fortuna, è il caso di aggiungere.
Lei vedeva la fine di un matrimonio, una catastrofe di cui era l’unica responsabile. Non ha chiesto soluzioni, ha chiesto un confronto.
“Ho davvero sbagliato io?”
Noi, dall’esterno, vedevamo tutt’altro. Una relazione basata su piccole manipolazioni quotidiane sfociate in un teatro tragicomico: mia l’idea, mie le insistenze, mia la realizzazione, tua la colpa. E neanche a lei sembrava così strano.
L’abbiamo supportata come abbiamo potuto: ascoltando, condividendo, indirizzandola e guidandola per trovare un aiuto adeguato.
“Sai come trovare uno psicologo?”
“No”
E a quel punto come le rispondi?
Come spieghi il diritto di difendersi ed essere sé stessi a chi non ha mai avuto a disposizione i giusti strumenti per capirsi?
G. se ci segui ancora, forse ci abbiamo messo troppo, ma speriamo che il prossimo video su instagram ti aiuti a vedere quello che abbiamo visto noi.
Ti abbiamo chiesto aggiornamenti e la chat è sempre aperta, ma sappiamo che con o senza aiuto, avrai la forza necessaria a venirne fuori.