Me la farei
L’ho detta.
Senza girarci intorno, l’ho detta a voi ora, a Francesca ieri.
Dovrò dirlo anche alla diretta interessata di aver avuto questo desiderio.
Un rapporto come il nostro, soprattutto agli inizi, non può reggere con non detti del genere.
Del resto, sa anche di Carlo e Francesca e di tutto il resto, perché non dovrebbe sapere qualcosa che la riguarda da vicino?
Proverò però ad essere più preciso con lei di quanto non lo sia stato ora. E le dirò: non è proprio un desiderio, ma un pensiero quello che ho avuto. Un paio di volte. Solo due, non di più.
Quello che non le dirò è altro.
Prima di tutto come la vedo.
E la vedo così: asciutta, biondina, occhio chiaro, quasi (quasi) furbetto, capello sempre in ordine.
Voce abbastanza atona, accento padano appena contenuto. Pensavo fosse lombarda. Una “capottina” milanese per l’esattezza, una di quelle sempre impeccabili che sembrano sempre appena uscite da un magazine femminile, così impersonali e uguali alle altre con borsettine uguali. Nota esplicativa e preventiva di rotture di co…: non tutte le milanesi sono così, sia chiaro: mi riferisco a quelle che chiamo ”capottine” perché in inverno si strizzano in paltò più piccoli di una taglia e stanno rigide in metro a controllarsi il trucco.
Una di quelle mamme che incontri al parco e che sembra abbiano smarrito la femminilità in sala parto. Peggio: una funzionaria delle risorse umane diventata mamma.
Invece, è una veneta che è contenta che non si percepisca l’accento di Padova (perché mai, poi?).
Ma a parte questo vezzo (che in realtà la rende molto cappottina), in sostanza è scialba. Scialbissima. Come femmina, dico. Come donna non la conosco, come professionista nulla da dire. Almeno per il momento.
Mai vista neanche da vicino, mai vista in piedi, mai un pezzo di pelle in più di quello che una maglietta accollata possa consentire.
Eppure, ho pensato di volermela fare.
E il problema più grande non è la sua sostanziale inchiavabilità (per i miei parametri, dico) ma altro.
Ed è abbastanza un problema: il fatto di essere la mia psicologa.
Transfert? Può darsi.
L’associare l’intimità che professionalmente ha con i miei pensieri più profondi ai flirt che non faccio con nessuna da quando sto con Francesca? Potrebbe essere.
Maialaggine inguaribile mia? Diamogli pure un 20% di possibilità.
Ma non spiega davvero.
Ci ho pensato a lungo, sono serio, e sono venuto alla conclusione: me la farei perché è proibito, perché non puoi farti la tua psicologa, perché esistono patti non scritti che non si dovrebbe violare mai.
Della serie che se me la offrisse non la vorrei.
E in fondo non la voglio più, ammesso che l’abbia voluta davvero, ora che ne so il motivo.
Tra mezz’ora la vedo.
Solito appuntamento online.
Ma ho deciso che non le dirò nulla.
Mi sa che ci resterebbe male.
E se mi facesse gli occhioni tristi, so già che me la farei.