Uncategorized · 18 Agosto 2026 · 4 min

I libertini più monogami del mondo

Una serata a tre, una frase e cosa ci ha insegnato sul nostro patto, mentre celebriamo il “dopo” a macaron, prosecco e Belgio-Senegal.

“Ringrazialo. Ringrazia il tuo uomo che ti fa scopare.”

Lo ha detto lui, l’avvocato, sì quello dei racconti (che trovate, qui nel nostro sito), l’ultima volta, qualche giorno fa. Mentre era dentro Francesca. E non l’ha detto per gioco, per eccitazione propria e di Francesca, o almeno non solo. L’ha detto perché sa qualcosa che tanta gente fatica a capire anche dopo ore di discussioni: che la nostra stanza non è un buco nella nostra coppia. È la nostra coppia, nella quale chiunque è ospite.

“Ringrazialo.”

Quattro sillabe che fanno tutto il lavoro di questo post: prendono qualcosa che sta succedendo fuori da noi due e lo riportano dentro. Non è un terzo che si prende Francesca sottraendola a me. È un terzo che pur da protagonista apparente del momento, nel momento stesso in cui la sta prendendo, riconosce di essere fuori. L’avvocato non ha bisogno di spiegazioni. Conosce la coreografia prima ancora che gliela spieghiamo.

Ma lui è parte del gioco, e vabbe’…

Dice però tante cose.

Che noi non siamo monogami. Nei comportamenti, intendiamo. Ma se dovessimo dare un nome a quello che siamo, “non monogami” ci va stretto quanto “monogami”.

Siamo, semmai, iper-monogami nel legame. Il nostro “noi” non si tocca. Non è in discussione quando un altro corpo entra nella stanza. È il contrario: è quel corpo che entra dentro una cornice che restiamo noi due a disegnare.

È qui che il discorso sulla “natura” fa acqua da tutte le parti. Perché la biologia, quando la si guarda bene, non parla mai di una cosa sola chiamata monogamia. Parla di legame. Parla di coppia che costruisce, cresce figli, si protegge a vicenda. E poi, separatamente, parla di esclusività dei corpi. Sono due sistemi diversi, con orologi diversi. Gli uccelli lo dimostrano meglio di chiunque altro: coppie stabilissime, nido tenuto insieme per una vita, ma poi c’è il test genetico che scompiglia tutto: i pulcini spessissimo hanno padri diversi. Il legame resta vero. L’esclusività no.

Noi siamo un po’ l’opposto degli uccelli, se vogliamo essere precisi. Il legame è blindato. L’esclusività dei corpi, no. E la differenza non ce la siamo inventata per giustificarci: l’abbiamo scelta, discussa, desiderata, riscritta più volte.

La parte che nessuno racconta quando parla di coppie aperte, poliamore, terzi è questa: il rischio vero non è che uno dei due desideri un altro corpo. Il rischio è che quel desiderio diventi un segreto, un altrove, un “fuori” rispetto al “noi”. È lì che si rompe qualcosa. Non nel sesso. Nel silenzio intorno al sesso.

“Ringrazialo” ha fatto l’opposto del silenzio. Ha nominato la cornice ad alta voce, nel momento più intimo possibile. Ha detto: io so cosa sto facendo, so per chi lo sto facendo, so che voi due siete la cosa vera e io sono ospite, non sostituto.

Ci siamo mai chiesti se la nostra scelta sia “naturale”? Onestamente, mai.

La domanda ci sembra la meno interessante di tutte. Non ci importa se un mammifero su dieci fa come noi o se i nostri antenati fossero fedeli per istinto o per convenienza. Ci interessa una domanda molto più scomoda, e molto più nostra: il patto ha retto, anche mentre veniva messo alla prova nel modo più diretto possibile, con un corpo terzo, dentro casa nostra, dentro Francesca?

Non sappiamo se questo renda la nostra monogamia più “vera” o meno “naturale” di quella di chi resta esclusivo nei corpi. Che noia anche parlarne. E di certo è un vaccino efficace (ma mai definitivo) contro la cosa più tossica per una coppia: l’idea di appartenenza e di possesso che l’esclusività spesso comporta.

Il punto è che l’abbiamo costruita, mattone per mattone, confronto dopo confronto, confessione dopo confessione e ogni tanto qualcuno da fuori, un (‘) amante, una persona terza, un (‘) ospite di una sera, la vede più chiara di quanto la vediamo noi stessi.

La vedrebbe fidanzatina di coppia (la terza fissa che vorremmo) che ancora cerchiamo e che se non la vedesse non potrebbe mai diventare la nostra fidanzatina di coppia. Dovrebbe vederla, come chiunque deve. Chi non lo vede è fuori. Ci possiamo parlare, litigare per amor di polemica e per missione, ma non potrebbe essere neanche un amico.

“Ringrazialo.”

E Francesca lo fa. In mille modi, tutti i giorni e per mille motivi diversi.

Ricordate il rito dei macaron (chi non lo conosce lo trova in questo post)?

Ce ne siamo divisi 5 anche l’altra notte appena l’avvocato era in ascensore, innaffiati da prosecco.

A ringraziarla per essersi lasciata andare, Carlo ci ha pensato la mattina dopo. In quel momento volevamo solo rientrare in noi e siamo finiti a vederci i supplementari di Belgio-Senegal.

Come l’ha ringraziata?

È un altro nostro rituale del post, questo, di cui parleremo. Forse.

Un rituale un po’ porno, se volete, ma molto, molto monogamo.

aggiunto al carrello

Vai al carrello